3° classificato – cat. Scuola secondaria 1° grado Nazionale

                                                 

La professoressa Margherita Beltrame, a nome della Giuria, premia Chiara Belcao

 

IL PUGNALE MAGICO – racconto

Una racconto fantasy narrato con tutti gli ingredienti di genere, con alcuni spunti di originalità.La scrittura è fluida, ricca e scorrevole ed avrebbe meritato il confronto con una trama più articolata di eventi e dinamiche. (dal Verbale di Giuria)

IL PUGNALE MAGICO     

di Chiara Belcao

Istituto Comprensivo Sondrio Centro – Sondrio

Come ogni mattina, al canto del gallo Cristal si svegliò, felice, e scese velocemente dal letto. Quel giorno aveva in programma di fare molte cose. Senza indugiare oltre, si precipitò in bagno. Si sciacquò il pallido viso pieno di lentiggini con dell’acqua gelida e tornò in camera dove si infilò una camicia color crema, un paio di pantaloni grigi e i suoi stivali preferiti. Diede una rapida occhiata al suo viso riflesso nello specchio: i capelli, arruffati, parevano un cespuglio ribelle e così decise di raccoglierli in una semplice coda di cavallo. Poi scese di corsa le scale e andò in cucina. Ad attenderla c’era sua madre che, con il suo solito tono squillante e gioioso, le disse: – Ciao, tesoro. Oggi è vacanza. Perché sei già in piedi?

– E’ vero, avrei potuto dormire ancora un po’, ma vorrei andare a trovare Dorothy. E’ da tanto che non la vedo!

Dorothy era la sua migliore amica, fin da quando erano piccole. Le era sempre stata vicino, soprattutto dopo la perdita di suo padre. Cristal si sentiva molto fortunata ad avere un’amica come lei.

Con ancora un boccone di pane tostato in bocca, Cristal salutò sua madre e uscì di casa. Nell’aria si respirava il profumo della primavera, mescolato alla freschezza della brina notturna. Cristal passò nella stalla, prese l’arco, la faretra, e se la mise a tracolla.Si incamminò sullo stretto sentiero che costeggiava il torrente. L’acqua gorgogliava e, in alcuni punti, sembrava giocare con le rocce dalle quali si tuffava per ricadere in laghetti tranquilli. Cristal, quasi ipnotizzata da quello spettacolo, decise di fermarsi a riposare un po’. Si sedette sopra un masso e si attardò ad ammirare gli alberi in fiore. Ad un tratto sentì un rumore provenire dai cespugli alle sue spalle. Spaventata, si alzò di scatto e si preparò ad affrontare il “nemico”. L’arco teso, lo sguardo fisso, Cristal era lì lì per scoccare una freccia quando dal cespuglio uscì un piccolo elfo. Sì, era proprio un elfo! Non riusciva a credere ai suoi occhi. Lo osservò con meraviglia: aveva degli splendidi capelli argentei e due simpatiche orecchie a punta; in testa portava un piccolo cappello verde, con tanti pon-pon dorati.

– Ciao — disse salutandola.

– Ciao — gli rispose la ragazza.

Tu sei Cristal, giusto?

La ragazza, sorpresa, rispose: – Sì, sono io. Ma come fai a sapere il mio nome?

– Che maleducato che sono! – disse l’elfo. – Io sono Alyon e sono stato mandato dal Re degli elfi nel tuo mondo per cercare proprio te.

Cristal, confusa, corrugò la fronte e chiese: – Io?

– Esattamente! – rispose il piccolo elfo. — E sappi che ti aspetta una missione difficilissima: dovrai sconfiggere la Creatura misteriosa per poter liberare il nostro Mondo dalla magia della strega Halfix.

– Ma come farò a sconfiggere questa misteriosa creatura di cui parli? — chiese titubante Cristal.

– Adesso arriva il bello! – rispose Alyon. – Dovrai utilizzare questo pugnale. Guardalo, non è bellissimo? Appartiene al nostro popolo da millenni ed è dotato di poteri… Ma lo vedrai tu stessa!

Così dicendo, Alyon le offrì il pugnale, che spuntava da una fondina di pelle nera lucente. Appena la ragazza lo estrasse, una luce potente la abbagliò. Cristal se lo rigirò tra le mani, ammirandone la preziosa impugnatura e la sinuosità della lama, su cui era inciso un motivo che ricordava il movimento delle onde marine. Cristal, eccitata, chiese: – Dove si trova questa creatura?

– Quindi, vuoi veramente sconfiggere il mostro? Te la senti davvero di aiutarci? – chiese l’elfo.

Sì, lo farò – rispose Cristal, sicura di sé.

– Allora andiamo – disse l’elfo. – La Creatura si trova in cima alla montagna, nella Caverna Oscura.

Orgogliosa di sé, Cristal s’incamminò per un ripido sentiero in compagnia di Alyon. Attraversarono poi un ruscello e si inoltrarono in una foresta, e infine raggiunsero un piccolo ponte di legno che collegava la foresta alla montagna. Benché impaurita dal burrone che si apriva sotto i suoi piedi, Cristal si fece coraggio: afferrò la mano di Alyon e, insieme, attraversarono a grande velocità il pericoloso ponte. Raggiunta la parte opposta, si girarono e, con orrore, videro il ponte dissolversi. Giunti all’entrata della caverna, Alyon si fermò e disse: – Cristal, nessuno ti obbliga a farlo.

– Lo so. Sono io a volerlo e sono sicura che ce la farò – disse Cristal, come per infondersi coraggio.

Per farsi luce nell’oscurità della grotta, la ragazza accese la torcia che sempre portava con sé e, stringendo forte la mano di Alyon, entrò. Sentirono un rumore. C’era qualcosa, o meglio qualcuno, che si muoveva dietro di loro. Si girarono, ma non videro nessuno. Ma quando fecero per riprendere il cammino, videro la Creatura. Era lì, ferma, davanti a loro. Aveva le sembianze di un mostro enorme ed era ricoperta da un folto pelo nero e lucente; grandi occhi gialli dall’espressione feroce spiccavano nell’oscurità del suo grande muso. Cristal e Alyon indietreggiarono, ma la creatura, con una rapida zampata, riuscì a colpire di striscio il braccio della ragazza. Poi, in preda all’ira, fece uscire dalle sue enormi fauci una bolla di fuoco che Cristal, però, riuscì con grande abilità, a schivare. Immobile per lo spavento, la ragazza si ricordò del pugnale. La sua mano corse alla tasca laterale dei pantaloni e afferrò l’arma. Lo estrasse: la lama, alla luce della lanterna, produsse un curioso bagliore che disorientò la bestia. La ragazza non esitò e, stringendo i denti, si avventò sulla Creatura, serrando il pugnale nella mano destra. La lama trapassò con facilità il petto del mostro che, colpito dritto al cuore, stramazzò a terra. Era finita. La Creatura era stata sconfitta. Esausta, Cristal si accasciò. Pianse al pensiero del pericolo che aveva corso, ma, dopo essersi calmata, si rialzò. Guardò il suo piccolo amico: era rimasto a bocca aperta.

– Ce l’ho fatta! – esclamò Cristal. – Ora, però, torniamo a casa, si sta facendo buio.

Prima di riportarla a casa, l’elfo la condusse al suo villaggio. Ad attenderli c’era una numerosa folla di elfi. Il re le venne incontro e, inchinandosi davanti a lei, disse in tono solenne: – Sei stata molto brava! Grazie al tuo coraggio siamo finalmente liberi dalla maledizione che la strega Halfix ci aveva lanciato.

– Non c’è bisogno di ringraziarmi – disse la ragazza timidamente. – Era ciò che dovevo fare.

Alyon le si avvicinò e le disse: –  È venuto il momento di salutarci. Ma questo non è un addio, perché ci rivedremo presto. Al tuo arrivo troverai una sorpresa, o meglio, un ricordo. Cristal, con le lacrime agli occhi, lo abbracciò.

– Ora vai. Tua madre ti starà aspettando – disse Alyon sorridendo. E alzando un bracciò creò un portale, attraversando il quale Cristal si ritrovò sotto la quercia del suo giardino. Il sole non era ancora tramontato. Nell’aria c’era un delizioso profumino di stufato: la mamma stava preparando la cena. Si specchiò nell’acqua della fontana per controllare il suo aspetto: i capelli erano in ordine e i vestiti parevano appena stirati. Con sua grande sorpresa, notò che la ferita era scomparsa; al suo posto c’era un piccolo disegno che raffigurava un’onda spumeggiante. Era questo il ricordo che intendeva il piccolo elfo. La ragazza sorrise, felice. Felice di avere aiutato i suoi nuovi amici e di poter portare nel cuore, per sempre, il ricordo di quella meravigliosa avventura.

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