Racconto 3° classificato – Secondaria di 2° grado / pari merito bis

La storia dei due fratelli e la scelta difficile del protagonista diventano una grande allegoria di tutte le scelte etiche a cui siamo chiamati. Ogni lama nasce dalla stessa fucina ma il suo destino può essere rivolto al bene o al male, ed ogni uomo è chiamato a scegliere il suo ruolo. Il racconto rivela sul piano narrativo una buona padronanza dei tempi, la capacità di immedesimarsi nelle emozioni del protagonista e di descrivere oggetti e ambienti in modo avvincente. Lo stile accompagna in modo efficace lo sviluppo della trama senza cadute o dissonanze. Per questo il racconto è ritenuto meritevole del terzo premio. (Motivazione del premio)

LA LAMA DEI MASSARO

Di Mattia Sartori

 

Liceo Classico Giovanni Prati – Trento

V B /ginnasio

 È notte fonda. Non sento niente e non vedo niente. Forse mio padre si è dimenticato che oggi è il grande giorno o forse ho sbagliato io e in realtà è domani. E invece no. Sento i suoi passi lungo il corridoio, si sta avvicinando. Ecco, la maniglia si abbassa, i cardini cigolano e una lama di luce filtra dallo spiraglio che si è formato. “Mauro. Sei pronto?” bisbiglia mio padre. Non riesco a rispondere, sono troppo nervoso. Oggi si celebra il mio passaggio alla vita adulta attraverso una cerimonia che la mia famiglia, i Massaro, porta avanti da secoli. Non so che cosa mi aspetta. So solo che i coltelli saranno una parte importante di questo rito. Infatti la fabbricazione e il commercio di questi utensili è sempre stato il mestiere di famiglia.

Esco dalla mia camera dopo essermi vestito in fretta e furia. Fuori c’è mio padre che mi aspetta con una torcia elettrica in mano. “Tutto bene?” mi chiede. lo annuisco rigidamente. Papà mi fa cenno di seguirlo e così camminiamo attraverso il corridoio fino a giungere ad una porticina che si apre solo in questa occasione. Mio padre estrae la chiave dal taschino della sua camicia, apre la porta e inizia a scendere la ripida scala in pietra che questa nascondeva. Mi affretto dietro di lui. L’aria diventa sempre più umida, come se stessimo scendendo sotto terra. Arrivati in fondo alla scalinata ci troviamo di fronte ad un’altra porta. È piccola, in legno scuro e decorata da intarsi in ferro. Papà si gira verso di me, mi guarda per quella che a me sembra un’infinità di tempo e poi, con un sospiro, comincia a parlare: “Come sai, noi discendiamo da una famiglia di fabbri specializzati nell’arte della coltelleria. Questa nostra tradizione è cominciata nel Quattrocento quando Maniago, la nostra città, era sotto il dominio della Repubblica di Venezia. In questo periodo due fratelli, Guido e Alberto Massaro, decisero di aprire una fucina e riuscirono a trasformare in un’attività redditizia la loro più grande passione: le lame. Passato del tempo però, capirono di avere obbiettivi molto diversi infatti, mentre Guido fabbricava lame che potessero essere utili in situazioni quotidiane, come coltelli da cucina o forbici, Alberto preferiva cimentarsi nella realizzazione di strumenti letali destinati ad uccidere i soldati dei nemici della Serenissima. Decisero quindi di dividere la fucina in due laboratori nei  quali lavorare ognuno per conto proprio a ciò che più li gratificava. Lasciarono in comune una sola cosa: il forno dove fondevano il metallo prima di lavorarlo. Ora, riesci a dedurre dove ti sto conducendo?” Un’idea mi si affaccia nella mente ma la ricaccio subito indietro. Non può essere la fucina dei due fratelli, dev’essere andata distrutta anni fa. Mio padre mi guarda sorridendo, come se sapesse ciò che sto pensando. Alla fine mi azzardo a chiedere: “Non sarà per caso la fucina dei nostri antenati?”. Papà annuisce e il suo volto si illumina di gioia quando estrae la chiave per aprire la porta: di sicuro anche lui ha aspettato questo momento per anni. Infila la chiave nella serratura. Sono così emozionato! Fa girare la chiave nella toppa. Sto per vedere il luogo dove tutto è iniziato. Spinge il battente che si spalanca rivelando ai miei occhi una stanza meravigliosa. Si tratta di un grande locale con le pareti in pietra. La prima cosa che salta all’occhio è l’enorme forno per fondere i metalli che si trova al centro della sala. Il fuoco brilla al suo interno e illumina tutto il resto con una calda luce dorata. La divisione fatta dai due fratelli si nota subito.

Infatti da una parte le pareti sono ricoperte di spade, frecce, lance e altre armi che scintillano in modo sinistro alla luce del focolare. Alcuni di questi strumenti di morte sono rozzi, creati solo per la battaglia, per infliggere dolore e togliere vite mentre altri sono decorati con gemme preziose o rivestiti d’oro, fatti per le Parate, per far credere alla povera gente che la guerra sia una nobile impresa con cui si raccolgono onore, gloria e ricchezze in abbondanza. Dall’altra parte della stanza si respira un’aria più casalinga. Alle pareti sono appese forbici, coltelli da pane, da carne, cavatappi, rastrelli, forconi e strumenti agricoli vari. Questi, a differenza delle armi, non scintillano in modo sinistro ma riflettono la luce del fuoco in modo caldo, accogliente facendo trasparire la natura onesta e pacifica delle funzioni alle quali sono destinati. Abbagliato da tanto splendore non noto un piccolo manufatto, un coltello, che sta appeso da solo sopra il focolare. Ma papà non l’ha dimenticato, anzi, è la cosa che gli preme di più in quella stanza. Infatti si dirige subito in quella direzione e lo rimuove dal muro al quale era appeso. È un coltello di circa trenta centimetri con un preziosissimo manico in avorio, la lama è leggermente ricurva ed è affilata su tutti e due i lati. Mio padre me lo porge e dice: “Ecco, questo è il coltello più prezioso e utile che tu possa mai trovare. Venne progettato dai due fratelli Massaro della loro separazione e reca in sé sia la violenza e la potenza dei prodotti fabbricati da Alberto che l’umiltà e la praticità di quelli fabbricati da Guido. Sarebbe utile sia su un campo di battaglia che in cucina per tagliare la carne e non sfigurerebbe neanche alla cintura di un re, se mai venisse usato a scopo decorativo. Ora dovrai fare una scelta che influenzerà la tua vita per sempre. Dovrai scegliere se seguire le orme di Alberto o quelle di Guido, ma prima ti racconterò come sono andate a finire le loro vite. Alberto produsse armi per il resto della sua vita ed erano così belle ed efficienti che in poco tempo egli riuscì a sbaragliare la concorrenza. Divenne ricco e influente dato che, senza di lui, le guerre non si potevano fare. Arrivò ad essere invitato alla corte del doge. Ma tutta questa fama e questo potere erano invidiati da molti e così un giorno Alberto, tornando a casa da un viaggio di affari, venne attaccato lungo la strada e successivamente ucciso con le stesse armi che egli aveva tanto amato.

Guido invece non raggiunse mai la ricchezza o il potere ma, a modo suo, raggiunse la fama. Infatti tutti i cittadini di Maniago e dei dintorni continuarono a venire da lui per comprare gli strumenti necessari ai lavori domestici o al lavoro nei campi che egli fabbricava. Si sposò con una stupenda ragazza ed ebbe un figlio al quale lasciò la fucina e questo pugnale con l’ordine di tramandarlo alle generazioni successive. E così, di padre in figlio, la fucina è arrivata a noi. Ogni Massaro ha fatto la sua scelta e a seconda di questa ha raggiunto la fama e la ricchezza oppure ha vissuto onestamente per un lungo periodo; ora tocca a te figlio mio, scegli quale dei due fratelli Massaro seguire.” Resto basito davanti a questa ardua scelta che mi si para davanti e così inizio a pensare a cosa voglio fare della mia vita. Inizio a pensare al significato di quel coltello appeso sopra il forno. E tutto all’improvviso diventa più chiaro. La nostra vita è come quel coltello: può essere utilizzata in vari modi. Può essere dedicata alla violenza e alla distruzione oppure alla pace e alla costruzione. Tutto dipende da noi, dalle scelte che facciamo. Perché tutti veniamo dallo stesso forno dove veniamo fusi e purificati e resi metallo pronto ad essere lavorato. Sta a noi decidere se farci lavorare da Guido o da Alberto, se diventare uno strumento che servirà a portare gioia nelle case o se diventare un’arma che serve solamente ad uccidere e distruggere brutalmente tutto ciò che si para davanti ad essa. Voi cosa fareste? Cosa scegliereste? Io, per quanto mi riguarda, ho già deciso…FBF_7883

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