TAGLIATO A META’

PRIMA CLASSIFICATA

Georgeta Pojoga

Isis Torricelli – Maniago (PN)

Georgeta Pojoga e la professoressa Rosa Amalia Lauricella

Georgeta Pojoga e la professoressa Rosa Amalia Lauricella

Tagliato a metà

 

La vita sa spezzare il filo più importante di tutti.

Un giorno le certezze finiscono, cadono e si spezzano davanti ai tuoi occhi, scivolano via e non puoi trattenerle.

Indugio sulla porta di casa, con un groppo in gola.

So già che quello che vedrò non mi piacerà, che dovrò inghiottire un pugno di

dolore e fare finta di niente.

Apro la porta molto lentamente, la casa è silenziosa, mi intrufolo dentro e

appoggio lo zaino.

Dalla cucina un rumore metallico, mi spavento: sembrano cadute alcune pentole.

Mi affaccio piano e guardo verso il tavolo.

C’è mio padre chino a raccogliere le pentole cadute per terra, fa fatica:

sento il suo respiro affannoso.

Compie uno sforzo enorme per rialzarsi, non mi vede ancora.

Striscia il piede e si avvicina al lavandino.

Lo guardo prendere un coltello, la mano sinistra abbandonata

lungo il fianco, inerme.

Trascina il coltello lungo il bancone, verso una pagnotta fresca.

Lo sento gemere, il coltello fermo sopra la pagnotta, poi cerca di muovere il braccio, di fare forza per tagliare il pane. La pagnotta scivola, il coltello non taglia.

Ci riprova una seconda volta, il coltello non taglia. Mio padre appoggia il coltello, la lama scintilla.

Sospira e prende la pagnotta in una mano e la morde strappandone un pezzo.

“Non si mangia il pane così, bisogna tagliarlo o ne strappi un pezzetto, non con la bocca!” Mi rimprovera papà, allontano il filone di pane e lo osservo mentre me lo taglia lui in rondelle perfette.

Il viso di mio padre è rosso, si gira di lato e mi vede con la coda dell’occhio. Non mi ero accorta di avere le guance bagnate.

Mi avvicino velocemente e gli taglio una fetta di pane, lui non dice niente, si allontana.

Quando l’ictus ha colpito non sapevo cosa aspettarmi, sapevo che era una cosa brutta, ma pensavo o speravo fosse passeggera.

Non è più passato, è un cancro visibile, incurabile e immortale.

Una condanna onnipresente che lentamente cancella le tracce del prima, le differenze si assottigliano e ti sembra sia stato sempre così.

Ma c’è un prima, c’è nella legna tagliata fuori, c’è in un album di foto impolverato, c’è nei ricordi delle persone che non lo vedono da anni.

Ci sarà sempre da qualche parte nel mondo un pezzo del mio vecchio papà, un ricordo definito, immutabile.

Non vuole più mangiare spaghetti o altra pasta lunga, un vero peccato: era il mio piatto preferito.

Peccato anche che mio padre non sia in grado di arrotolare gli spaghetti con la forchetta perché il piatto si muove, e lui non riesce a tenerlo con la mano sinistra.

Peccato che non si renda mai conto di essere sporco sulla guancia sinistra, perché non la sente.

Peccato che sia tagliato a metà, tagliato fuori dal mondo.

C’è una statua nel Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie a Maniago, è un giovane uomo, seduto su uno sgabello di legno, chino sul suo lavoro.

Dalla mia finestra che dà sul cortile ogni tanto allungavo l’occhio e scoprivo mio padre nella stessa posizione. Chino e dedito al lavoro, le due mani si muovevano veloci: batteva col martello, saldava, rifiniva i dettagli, frugava nella scatola delle viti con una mano e con l’altra avvitava, stringeva, allargava, fondeva, tagliava, e poi malta, cemento, trapano, betoniera, tubi per l’acqua, impianto per il giardino, nuovo pollaio, gabbie per conigli, e di nuovo piastrelle, polvere e buchi nelle parete, e lavoro e lavoro e lavoro e lavoro e lavoro.

Cos’è l’uomo senza lavoro? Cos’è un uomo senza una mano?

Ve lo dico io cos’è: niente.

E non raccontatevi le favole “Ciò che conta è quello che hai dentro, la tua bontà d’animo, il tuo altruismo, il tuo essere sopravvissuto.”

Il lavoro nobilita l’uomo, senza perde la faccia, la dignità, la speranza. Il lavoro ci valorizza, ci soddisfa, ci riempie la pancia la sera, ci scalda nei letti, ci riempie il cuore di gratitudine, ci distrae, ci fa reagire.

Da qualche parte li dentro c’è ancora mio padre, è solo imprigionato in sé stesso.

semplicemente un coltello che non taglia, che non funziona più.

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